August 22nd, 2011

Questione di invidia

Con la manovra e tutto il resto, mi sono letta un sacco di dichiarazioni su chi colpire e quanto e perché.
Ho partecipato a discussioni on line su “quanto poco lavorano gli insegnanti” e mi sono amareggiata parecchio.
Una specie di sensazione di disagio diffuso ma non chiaro.
Poi, ieri, ho capito.

Ho capito che ha vinto il modello “lavoro tanto=sono un figo”; il modello “se non lavori 45/50 ore a settimana sei socialmente inutile”.
E mi è venuta una tristezza che non vi dico.
Non solo perché con il livello di tecnologia che ci circonda l’idea di lavorare 40 ore a settimana mi sembra folle, ma anche perché è la dimostrazione di quanto poca coscienza di sé si abbia, se il proprio ruolo dipende da quanto si lavora.
Così, mi sono ricordata di quello che penso da così tanti anni da aver dimenticato di pensarlo: dato che la vita è una cosa che finisce, il tempo che dedico al lavoro deve essermi pagato tantissimo, perché è tempo rubato a me.

E chi dice il contrario e mi accusa di lavorare poco è solo invidioso.

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    Chi si può permettere di sedersi al parco a leggere un libro in una bella giornata? Che valore può avere quel tempo?...
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