Questioni di taglia
Ho questi sogni grandi, enormi.
Sarei portata a fare pazzie, a partire, a scappare, quasi.
A reinventare tutto da un’altra parte.
Magari dall’altra parte del mondo.
E invece ho una vita piccola, una vagonata di paure, mille remore.
Una vita fatta di settimane tutte uguali, di vestiti banali, di incapacità di essere quello che sono.
E l’anima straziata che grida.
E che non riesce a liberarsi della gabbietta stretta in cui l’ho messa.
Il bisogno di attenzioni continue, di rassicurazioni, di carezze, di presenza, mi rende una donna insopportabile.
Tutto d’un tratto sono diventata visibile.
E non mi dispiace affatto.
Io faccio cose di cui non vado fiera, sia ben chiaro.
Ma, mentre le faccio, sono così felice.
Me stessa medesima
Il concetto è che a ben vedere io sono un bluff.
Una che ama le rime cuore/amore, che non mi viene in mente niente di più banale nell’universo.
Insomma, signora mia, un disastro.
Di me
Non sarò mai una donna magra ed eterea.
Non sarò mai una donna che sussurra.
Non sarò mai una donna che guarda e tace.
Non sarò mai una donna che impara poesie a memoria, che scrive pensieri sui libri, che ha una bella grafia.
Sarò sempre un po’ cicciotta, una donna disordinata, rumorosa e un po’ cialtrona.
Data la mia età, comincio a sospettare che non cambierò più.
Ciò che non racconto, non lo ricordo.
Ciò che non scrivo, non l’ho vissuto.
La maggior parte delle volte so le cose che chiedo.
Ma mi piace sentirle dire.
Donna prudente
Come al solito, a titolo cautelativo, un tubetto di Attack non ci sta male.
Sono una donna così banale che quando non faccio abbastanza sesso divento acida e ipercritica.
Nei prodromi sono una figa.
E’ tutto il resto, che mi frega.
Ritratti
Dentro di me si nasconde una che, per sentirsi viva deve essere in bilico, su un cornicione.
Con la finestra alle spalle chiusa.
Millemila piani di sotto.
Il temporale che infuria.
Il tacco 12.
E deve stare in punta di piedi.
Radici
Quelle cose che mentre mi avvicino a Torino mi vengono le gambe più solide, la testa più lucida, il respiro più quieto.
Quelle cose per cui quando mi avvicino a Firenze sorrido pensando all’abbraccio che mi aspetta, ogni giorno.
Due mondi due case due cuori.
E sapere che possono essere anche di più.
Smanie
Ho questa smania che mi prende alla sprovvista.
Voglia di vivere, di afferrare la vita per i fianchi e mangiarla, tutta.
Voglia di ridere, di flirtare, di dimagrire, di essere bella.
Voglia di andare a correre, e ai concerti, e agli spettacoli, e in montagna.
Voglia di scrivere lettere d’amore.
Voglia di ricevere lettere d’amore.
Voglia di far l’amore.
Voglia di baciare.
Voglia - soprattutto - di un primo bacio, di una prima volta.
Scoprire un poco per volta una persona nuova: parlarci tanto, assaggiarla.
Voglia di una me nuova.
Che abbia il coraggio di vivere appieno la vita che ho, oppure che abbia il coraggio di viverne un’altra.
Smania di felicità, insomma.
Ma questo amore senza passione, questo amore senza sesso, come fai a chiamarlo amore?