Lettera di Natale
Caro Babbo Natale,
facciamo finta che tu esista per un attimo.
Facciamo finta che tu, domani, metta l’ultimo colore su questo muro che ho dipinto con l’amore.
Facciamo finta che domani siamo a buon punto del capolavoro di prendere una casa diroccata e restaurarla.
Ecco.
In cambio, ti prometto di fare la mia parte.
In cambio mi guarderò qui intorno e troverò il modo per sorridere.
In cambio non ti chiederò niente per me.
In cambio ti prometto che saprò trovare un modo per vivere qui.
E stare bene.
Non è poco, no?
Ci conto, davvero.
Grazie.
L’unica lontananza che mi fa soffrire è la lontananza del cuore.
(la tua, adesso)
Ricordiamolo
Ricordiamolo che avremmo potuto non incontrarci.
Che avremmo potuto non avere il coraggio di incontrarci.
Che avremmo potuto non piacerci, e invece è stato un miracolo di pelle e parole.
Ricordiamolo che avremmo potuto voltarci le spalle.
Ricordiamolo che abbiamo già superato un sacco di ostacoli e difficoltà.
Ricordiamolo che io e te siamo speciali, che avremmo potuto non essere qui, che potremmo scomparire domani.
Ricordalo in ogni momento, come lo ricordo io.
E sorridi insieme a me al pensiero, al miracolo che invece è successo.
E non adagiamoci sul nostro miracolo.
Ma facciamone altri.
Insieme.
Ehi, Tu
Ti amo così tanto che scriverei milioni di parole.
Ma tu non le leggeresti, preso come sei dalle parole di altri, più importanti di queste.
Per questo scrivo nell’unico posto in cui non leggi, perché amarti e costringerti a leggere quello che scrivo sono due cose che non stanno bene insieme.
Ti amo così tanto che posso stare zitta, questo è quello che vorrei che tu sapessi.
Consapevolezze del martedì mattina
Se mandi questa storia in culo, io piango molto, ma tu sei un perfetto idiota.
Uso troppe parole per spiegare il mio amore perché vorrei tu ne immaginassi almeno un poco la profondità.
E così, in questo giorno di vera primavera, in mezzo a cose qualunque, sono successe delle cose uniche, che sembran nulla, e invece sono molto.
E io, stanca e soddisfatta e malinconica, asciugo una lacrimuccia che contiene tutta l’ansia e tutta la speranza e tutta la felicità che ti auguro.
E vado a dormire, perché sennò piango.
Se fosse amore
Per arrivare a te sarei pronta a scalare un muro alto e senza appigli, con i montaliani cocci di bottiglia sopra.
Lettera
Così ho visto sfilare uno a uno i ricordi a cui sono più affezionata, di te e me, e li ho messi in fila, a fare una storia, una Bella storia.
Perché alla fine, quando passa l’amarezza, passa il dolore, rimane il dolce.
E così ho pensato a me e te, partendo da quel lenzuolo, azzurro, però, drappeggiato sul letto a Treviso, da cui hai preso la foto.
E ho ricordato la Mole Antonelliana, i discorsi seri, i tuoi polpastrelli sul collo, i brividi.
Il bacio in cucina, la prima notte pelle a pelle, quella notte folle in cui abbiamo fatto l’amore quante volte? perché doveva essere l’ultima e che poi non è stata l’ultima.
La trapuntina davanti alla televisione, con te che provi a farmi guardare i film di Fellini, che forse, cercando di farmi vedere perché son belli alla fine sono piaciuti meno anche a te.
Io che vengo a Venezia, nel buio della notte, nello scompartimento con i sedili in finta pelle, e l’mp3 con Il fantasma dell’opera, che abbiamo visto insieme.
Io che installo fastweb per sentirti dalla Cina; le telefonate, dalla Cina, le lettere, le fotografie.
I peperoni in agrodolce, che ancora mangio spessissimo; il cibo preparato con amore, messo sulla tavola quadrata, sotto il corvo appeso al lampadario.
Le lucine rosse.
Il Trovatore, i giochini per giocare.
Le passeggiate in centro a Treviso, fino al panino con la porchetta dell’ultimissima volta.
Le risate di quando mi prendevi in giro, io, la farfalla grassa.
Le tua mani nel buio, far l’amore la mattina.
I sigari che sanno di vaniglia, il cimitero delle barche, le passeggiate sul fiume, le anatre, i cigni.
Tu con la ruga sulla fronte mentre correggi le foto, la macchina fotografica che mi hai regalato; io che ho scovato un SN per far le foto e condividerle, e sono diventata l’incubo dei miei amici.
Io e te in laguna, io e te a Venezia a camminare dove non ci sono i turisti.
Tu che trovi telefoni per terra e me li dai.
Io che conto le ore di fuso orario per essere in casa mentre sei in Cina.
Io e te ad Asolo, a Belluno, a Padova, con me che vado alla cattedrale di Sant’Antonio, che magari mi farà trovare marito.
Le telefonate in piena notte, la voce che mi accarezza, come fossero dita.
Io e te che ridiamo, mangiamo insieme, scopiamo come ricci, camminiamo, parliamo tanto, tantissimo.
Sono questi i ricordi che tengo nella scatola.
Il resto, il male, il dolore, la rabbia, la gelosia, le lacrime, lo stomaco stretto, i singhiozzi, sono tutte cose che ho bruciato.
Grazie, davvero.
L’addio definitivo
Cara Casetta,
cinque anni fa, quando ti ho visto, è stato amore a prima vista.
Eri brutta sporca e mal tenuta, ma avevi una luce che entrava dalle finestre che mi ha fatto intravedere quanto bella saresti stata, in futuro.
Ti ho pensata e coccolata così a lungo che alla fine eri proprio come volevo io.
Ho messo in ogni stanza qualcosa di rosso, per renderti passionale come ero io.
Ho messo le tende arancioni alle finestre perché i miei occhi non fossero feriti ed entrasse una luce adatta solo all’amore, non alla vita dei normali.
Ho appesi mille portafortuna, e sparso musica in ogni angolo.
Ti ho ricoperto di libri, per tenermi compagnia.
Ho scelto per te le lampade più belle che sapessi trovare.
Ti ho fatto disegnare un sole, sul muro, perché volevo che ci fosse il sole anche quando pioveva, ed era l’augurio che facevo al mio cuore, per primo.
Qui, insieme a te, ho atteso ogni giorno, ogni notte, l’sms che mi faceva sorridere in modo che le nubi ne fossero spazzate.
Ho dormito in lenzuola arancioni, abbracciata a una giraffa che si chiama Clarabella.
Ho fatto l’amore con un amore che mi faceva piangere, tanto era grande, tanto era bello.
Qui, sono sopravvissuta al terremoto, e tu e le tue finestre affacciate sull’albicocco del cortile mi hanno impedito di buttarmi di sotto, che proprio volevo farlo.
Qui, nelle stesse lenzuola arancioni ho pregato di morire ogni notte.
Qui mi sono rialzata e ho ricominciato a camminare, quando credevo che non ce l’avrei mai fatta.
Qui ho pianto gridato singhiozzato, riso, sospirato, amato.
Soprattutto amato, direi.
Ora, cinque anni dopo, sei piena di scatole e mi guardi con sospetto, lo vedo.
Ma, come me, devi farti una ragione degli addii.
Ci sono cose che cambiano, e i luoghi cambiano con le cose.
E ci sono cose che finiscono, per sempre.
Ed è bene così.
E’ meglio così.
E nemmeno un battito di cuore
Caro Tu,
stamattina, sapendo che saresti arrivato a un certo punto, ho scelto una camicia in modo non casuale.
Ho curato il trucco, gli occhi, le labbra.
Ho arricciato con cura i capelli.
Ho messo il profumo.
Ho sorriso tutto il tempo, a ogni cosa che stava capitando, perché il cuore sorrideva.
Quando sei comparso, sul vano della porta, è stato come se ti vedessi ancora tutte le mattine.
Eri sorridente, ammiccante, elegante, alto. Bellissimo.
Ho fatto passare un tempo ragionevole prima di venire ad abbracciarti, e tu mi hai stretto le mani sulla vita, facendole passare lungo la schiena, come l’anno scorso.
Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo sorrisi.
Ci siamo raccontati delle cose, sotto gli occhi di una persona che non sospetta, e non sa di avere assistito a una cosa eccezionale.
Poi sono tornata al mio ruolo, e tu mi guardavi, come sempre, come eri solito fare, con uno sguardo interessato, intento, concentrato.
Quando mi hai salutato, prima di ripartire, abbiamo rischiato quasi di baciarci, come fosse naturale farlo; l’ho intravisto negli occhi di uno che vi guardava, e che chiaramente vedeva il filo di energia che passava tra noi.
Poi, con lentezza, sono tornata a esser la me di oggi, invece della me di un anno fa.
Solo un paio d’ore dopo mi sono resa conto che mi avevi tenuto gli occhi addosso tutto il tempo, e si vedeva che quello che guardavi ti piaceva molto.
Solo un paio d’ore dopo mi sono resa conto che in nessuno di questi istanti, che pure ho tanto sognato per tanti mesi, sono stata emozionata.
Ti ho allontanato così tanto e così bene, che non ho mancano nemmeno un battito di cuore.
Considerazioni prima del block
Caro Tu,
prima di bloccarti, ho dato un’occhiata alle foto di Berlino.
Eri un ragazzino, davvero, e ti avevo sempre intorno, senza nemmeno sospettare che non fosse per caso.
Mi guardavi come si guarda chi ne sa più di te, e dietro lo sguardo strafottente, si intravedeva che non solo sentivi quello che dicevo, ma - anche - lo ascoltavi.
Ora, le tue foto più recenti, mi dicono di un anno che ti ha cambiato molto.
Il viso più scavato e la barba appena accennata.
I capelli meno sconvolti.
I vestiti più adulti.
Hai ancora lo sguardo strafottente, e dietro lo sguardo si vede che non hai ancora trovato il tuo posto nel mondo.
Si vede che ti danni e ti agiti, e provi a nuotare al largo per arrivare non si sa bene dove; ma è proprio perché non sai dove stai andando che non arriverai da nessuna parte.
Ogni tanto nelle nostre chat intravedo il ragazzetto che sei stato, e che è stato il mio Piccolo Amore, subito cacciato dal Giovane Uomo che sei, che non vuole stare a sentire; tanto meno ad ascoltare.
Hai perso una serie di occasioni, e pensi che ne avrai mille altre uguali, se non migliori.
Come posso spiegarti, insegnarti, che non è così?
A volte cerco nel giovane uomo che sei un segno che ti posso aver lasciato io; una luce, un’idea, una parola.
Ogni tanto mi pare di trovarla, magari nel più stupido degli stati di Facebook.
Gongolo per un istante, poi penso - sono sicura - che è un caso.
Che magari quella parola l’ho seminata io, ma sei stato tu a farla crescere, non io.
Oggi ti blocco, per non farmi più male; per non vederti più; per non sentirti più.
Per dimenticare la cazzata enorme che ho fatto quando ti ho fatto entrare.
Vivi, e sii felice.
Chat
Chattare con te, e mettermi a piangere.
E scriverti cose belle e sorridenti.
E tu che non saprai mai come sto davvero.
E anche se lo sapessi, tanto non capiresti.
Caro Tu
Mi mandi foto delle tre-quattro ragazze con cui scopi.
Mi scrivi i commenti su questa storielle del cazzo che hai.
Io non sento niente, e questo è un bene.
Ma sono certa che questo non faccia bene né a me né alla mia autostima.
E questo è male.
Molto male.