August 22nd, 2012

Il tempo e lo spazio. Praticamente un post sull’amore

La lontananza non sono i chilometri, sono i minuti.
Non lo spazio.
Il tempo.
Il tempo che dedichi o che non dedichi all’altro; quella è la misura.
E poi quale tempo.

Se è il tempo vuoto della coda in tangenziale o di quella alle poste e usi l’altro per riempire la noia.

Oppure se è tempo che strappi a una cosa che ami, per una persona che ami di più.
Se è tempo tuo che regali a un altro.
Se, avendo mille alternative per spenderlo, scegli di spenderlo per me.

Ecco, se mi dai questo tempo, fosse solo un minuto, allora saremo vicini anche senza vederci, e il filo del nostro amore attraverserà continenti e oceani.

Se è il tempo vuoto, o quello che avanza, o è il tempo della noia, potremmo essere abbracciati, ma in realtà non saremo insieme.

August 7th, 2012

Il due

Il due è un numero complicato.

È facile, e infatti i bambini imparano la tabellina del due per prima, e a dividere per due, anche, subito.

È così facile perché ci sembra un numero naturale: due occhi due gambe due orecchie due mani, e così via.
Magari è per questo che ci siamo inventati la coppia, chi lo sa.

Il fatto, però, è che il due è quel numero che cambia le carte in tavola.

L’uno no.
L’uno è il numero dei realisti: quello hai, e quello avrai: puoi moltiplicare e dividere quante volte vuoi, ma niente cambierà.

Con il due invece non puoi mai sapere.
Capita che puoi raddoppiare o dimezzare qualcosa, solo cambiando un segno.
E se sbagli a metterlo, il segno, ti trovo, che ne so?, con metà delle mele che avevi, che se hai fame ti girano anche un po’ i coglioni.

Se poi provi a moltiplicare e dividere qualità invece che quantità puoi immaginare che attenzione bisogna fare.
In in attimo puoi dimezzare il dolore e con-dividere la gioia, che poi è l’unico modo per moltiplicare le cose belle: farne partecipe un altro.

Poi, però, a volte succede il disastro, no?
Uno si distrae come durante i compiti di matematica, e raddoppia il dolore e dimezza la gioia.
Che è un gran casino, a pensarci.

E quindi la scelta non è facile.
Restare come sei, o rischiare.
E se rischi puoi essere doppiamente felice, certo.
Oppure molto più infelice.
Alcuni la scelta del due non riescono a farla, non gli viene proprio, e restano lì.
Che poi vuol dire che forse alla fine il due non è così naturale, ma è un’arte.
E qualcuno non riesce a impararla, di modo che poi non sai mai se essere dispiaciuta per chi non sa stare in due oppure per chi invece ci sa stare e incontra persone che invece no.

Ah già.
Poi ci sono quelli che vogliono solo dimezzare il PROPRIO dolore, e basta.
E sono incapaci di aiutare un altro a sopportare il proprio, e nemmeno sono capaci a raddoppiare la gioia, che a condividere hanno paura di rimanere con meno di quello che hanno, questi miseri.

Ma di questi nemmeno si sta a discutere, ché son vampiri, mica persone.

July 18th, 2012

Genitori

Leggo qua e là, mi guardo intorno, e mi stupisco di come siano cambiati i genitori.
Di come sia cambiato tutto, e quindi anche i genitori.
Guardo le madri che si vestono come me che portano i bambini a scuola; guardo le madri che fanno come me e vanno in palestra per tenersi in forma, o al cinema con le amiche.
E penso che finalmente le donne hanno capito.
Guardo i padri che vanno a giocare a calcetto, o che giocano alla PS, o che coltivano i loro splendidi hobbies, come faccio io.
E penso che fanno bene.

Poi penso a mio padre e a mia madre.
Nessuno avrebbe mai avuto il dubbio sul fatto che fossero genitori. Avevano la loro età, avevano fatto scelte assolute, avevano deciso di volere un figlio, e che quello fosse il loro ruolo principale, da quel momento in poi.
Non l’unico, ma il principale.
Poi mi vengono in mente le sit-com americane degli anni Ottanta, con i genitori amici e complici dei loro figli e penso che mi sarebbe piaciuto avere genitori così.
Poi però penso ai miei alunni, che mandano tranquillamente a cagare i loro genitori, che escono quando vogliono, che usano la casa solo per dormire e la famiglia solo per pararsi il culo.
E penso che sono figli di gente come i genitori delle sit-com degli anni Ottanta.

E penso che non vada affatto bene.

Poi mi ricordo che non ho figli, che non ne avrò, che se ne avessi farei dei danni, che forse non mi compiacerei dei loro comportamenti che non mi piacciono, che sarebbero dei disadattati, e allora mi trovo a pensare che tutto è come deve essere: io senza figli e genitori da sit-com che sono fieri dei loro bambini ribelli.

Ma non ditemi che è meglio adesso di una volta, perché non ci credo.

July 22nd, 2011

Problemi?

Io: “Poi, oltre ai chilometri, le scatole, l’organizzazione, forse dovrei pensare che non lo amerò mai completamente. Perché completamente amo solo te”.

Lui: “Questo non è un problema”.

May 4th, 2011

Non è vero che sull’Internet c’è tutto

Un Tutorial per vivere, ecco cosa dovrebbero caricare.

April 19th, 2011

Salvare il mondo

Per salvare il mondo, comincerei dalle cose piccine.

Far pagare a tutti il biglietto dell’autobus, far raccogliere le cacche dei cani.
Controllare che non si copi a scuola, e che si paghino i parcheggi.
Premiare chi merita, sempre, sia a parole che nei fatti; e punire chi trasgredisce le regole, soprattutto quelle stupide.
Perché se trasgredisci una regola importante, potresti avere una valida ragione, ma se parcheggi sulle strisce, o su un passo carraio, non ha nessuna giustificazione, tranne quella di essere maleducato.

Così sgriderei pubblicamente chi è maleducato.
Chi non toglie la suoneria al cellulare in treno, e quando squilla il telefono tutti devono subire la Lambada; chi urla, quando parla al telefono, chi non insegna ai propri figli a dire per favore, e grazie, e a stare zitti, quando occorre.

Organizzerei dei concorsi a premi, in cui vincerebbero premi bellissimi le persone che sanno dare del lei, cedono il posto sugli autobus, non sgommano e non suonano il clacson.
Premi belli come vacanze esotiche, per dire.
E detasserei chi sa ringraziare, e parlare a voce bassa, e ascoltare senza interrompere, e non dire parolacce per una settimana consecutivamente.
E una parte dello stipendio dovrebbe essere dovuta alla gentilezza, e all’educazione.

Così si voterebbero soltanto persone bene educate.
E, un paese alla volta, si salverebbe il mondo.

April 18th, 2011

Vogliamo parlarne?

Di quelle giornate che tra il lavoro e la spesa e una telefonata ti scivolano dalle mani, e sono le sette e non hai ancora ritirato la biancheria stesa, non hai ancora messo via le cose comprate, non sai che cosa mangiare (e no, le Haribo al cocco non sono una buona alternativa) e la lezione di teatro incombe, e dovresti depilarti e cambiare il letto ma il tempo è finito, e dovevi correggere ancora due temi e no, non riesci a farlo.

Così rimandi a domani.

Ma già sai che anche domani sarà così, e tu avrai anche un giorno in meno da vivere (che non so a voi, ma a me fa girare i coglioni, e parecchio).

La questione è: dove finiscono le ore che non ho?

April 5th, 2011

Drammatica consapevolezza

Su FB ho un paio di amiche che sono andate a letto con lo stesso Ragazzetto con cui sono andata a letto io quest’estate.

Son cose che ti danno la misura di quanto grandi possano essere le cazzate che fai, donna.

(la voce della coscienza non perdona, anche se arriva in ritardo)

March 22nd, 2011

Cose che fanno pensare

Esterno giorno.

Filmato di mezzo militare libico bombardato fino ad essere accartocciato; ma, assicura il giornalista Rai piazzato proprio lì davanti, è successo a centinaia di metri dalla presenza di civili (gli occidentali son buoni, gli occidentali non ammazzano).

Eterno giorno bis

Giornalista della Rai, privo di qualunque protezione, sottolineo, fa due amabili chiacchiere con uno di quei ribelli oppressi che il mondo si è affrettata ad aiutare.
Il tizio, a volto scoperto, imbraccia un lanciagranate e fa il segno di sgozzare Gheddafi (vinceremo, Allah lo vuole; cosa che mi pare di aver già sentito detta da qualcun altro, lo stesso Gheddafi, per esempio).

Io, davanti a cose così, ho una montagna di dubbi.
Per esempio che un ribelle vero non si fa intervistare di giorno a volto scoperto.
Poi che un mezzo militare accartocciato, secondo me, non è visitabile da chiunque in qualunque momento.

In ogni caso, per me, questi che gridano “ammazziamo il tiranno” sono tanto tiranni quanto il tiranno stesso.

La pace, la libertà, la giustizia, mi pare, sono proprio davvero un’altra cosa.

March 1st, 2011

Vita automatica, era una specie di fidanzato, era grande, era un poeta e la chiamava così.

Quella cosa che funziona tipo: diploma - laurea - lavoro fisso - fidanzato - matrimonio - figli (se si continua poi viene amante - divorzio - casa nuova - nuovo matrimonio ecc. ecc.).


Ogni volta che mi pare d’esserci dentro è come se mi passasse dentro un treno che mi lascia a pezzi sulla massicciata.

January 7th, 2011

Propositi per il nuovo anno (che il 7 gennaio c’è ancora tempo)

1) Tenere un diario cartaceo, non fare come il solito, che al terzo giorno sono già stufa.
2) Perdere gli ultimi 5-6 chili che mancano e finirla con questo 44 che non se ne può più.
3) Mangiare sano, e cucinare invece di arrangiarmi con le solite insalate.
4) Correre, correre, correre; arrivare all’ora e continuare.
5) Leggere di più e navigare di meno.
6) Smettere di controllare il profilo FB del Grande Stronzetto, che mi pare ora.
7) Risparmiare soldi in previsione del grande salto.
8) Praticare - davvero - almeno un’ora al giorno.
9) Comprare soltanto cose belle e di qualità, per vedere se questa sospetta sopraggiunta allergia al nichel scompare se smetto di vestirmi con cose Made in Vattelapesca.
10) Coccolare più me stessa e il mio gatto.
11) Parlare meno; molto meno.
12) Studiare, studiare, studiare.
13) Diventare una di quelle donne che mi piacciono, tutta silenzio ordine e poesia, non questa palletta che sono rumorosa e disordinata.
14) Avere la casa ordinata e pulita, per carità.
15) Coltivare soltanto i rapporti per cui ne vale la pena, non queste schifezzine che a volte mi ostino a portare avanti.

Li scrivo, casomai poi il diario cartaceo non lo facessi e mi rimane il dubbio di quello che volevo fare in un 7 gennaio del nuovo anno.

December 18th, 2010

Primi buoni propositi per il 2011

Mangiare - di nuovo - così meno e così sano da perdere 7 chili (che ne dovevo perdere solo più 5, così capite da che parte si sta andando).
Cucinare, qualche volta, invece di mangiar pane e formaggio (o un piattone di pasta).
Continuare a cercare (e trovare, dannazione!) il modo di andare a correre; non una volta ogni tanto, ma tre volte a settimana, cascasse il mondo.
Non dormire il pomeriggio.
Parlare alla tiroide dicendo cose furbe.
Praticare, praticare, praticare, che so che mi fa bene (e mi porta anche fortuna).

Ora non mi viene in mente altro, ma sono sicura che è una smemoratezza momentanea.

November 24th, 2010

Tributo alla Little

Che mi ha insegnato che la tenerezza è il sentimento più pericoloso, perché è radicato, profondo, e ci rende deboli.

Perché - aggiungo io - la tenerezza è giustificativa anche dell’ingiustificabile.
Perché stravolge la realtà rendendola accettabile, e ci fa entrare le persone come tram nel cuore.

Perché la tenerezza impedisce il rancore, e la giusta rabbia, e anche il giusto odio, volendo proprio esagerare.
E quando non ci sono questi sentimenti negativi il pericolo di farci calpestare ferire uccidere è dietro l’angolo.
E siamo indifesi davanti a chi ci intenerisce, fosse anche un serial killer, o qualcuno che ha il passatempo di prendere a calci il tuo cuore.

Ora, terminata l’analisi, mi insegnate a smetterla?

November 14th, 2010

Poi odio la domenica, e Trenitalia.

E le fini, e il far finta di niente.
Gli sguardi “secondo me stai dicendo altro”, le insinuazioni che non vengono colte, l’umorismo fuori luogo e gli emoticon come risposta a mail di due pagine.

Odio il letto freddo quando ci entro da sola, mangiare davanti al computer una merendina per incuria, il disordine che ho intorno, la gente che urla.
Odio chi mi lascia, che le cose cambino, ma anche che non cambino mai; odio le spirali di pensiero in cui mi perdo e che non mi portano da nessuna parte.

Odio la bellezza che sfiorisce, ma di più quelli che fondano la loro intera esistenza sulla bellezza, senza pensare che passerà.
Odio sentirmi senza forze, senza voglie, senza sorriso.
Odio non avere nessuno che mi pensa, e nessuno che mi aspetta di là.

Mi perdo.
Spero di ritrovarmi.

November 8th, 2010