Rassegniamoci
I monosillabi e il silenzio sono risposte date a voce molto alta.
Ci vuole calma, sangue freddo, e il coraggio di lasciare a terra i propri nemici.
Diciamo che ti chiamo per dirti che c’è una cosa, UNA, che dopo settimane intere mi mette di buon umore.
Diciamo che subito mi ricordi che devo passare in farmacia e in lavanderia per due TUE commissioni.
Diciamo che te ne devi andare affanculo.
E che il male che ti faccio non sarà mai abbastanza per restituirti quello che fai, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, a me.
No, Amica, non sono una bella persona.
E c’è un limite di porte chiuse in faccia da te che posso sopportare.
Quella di troppo, quell’unica che non dovevi chiudere, è quella che sancisce la fine della nostra amicizia.
E stanne certa: mancherai più tu a me.
Le parole che non ti ho detto
Sms di Ragazzetto: “… ho trovato una persona stupenda con cui sto. So che sei contenta per me. Perché lo sei, VERO???”
[Io sarò contenta quando sarai grasso calvo deforme e l’uccello non ti si rizzerà più]
Sms mio: “Io sono felice se sei felice, lo sai”.
Guerre, battaglie
Vincere una guerra - reale o metaforica - è quesitone di stomaco.
Per vincere una guerra occorre aver lo stomaco forte, la coscienza sonnolenta, guardare il dolore altrui senza tremare.
Significa esser così convinti di aver ragione da sacrificare, per la propria ragione, i corpi e il cuore delle persone.
Per vincere una guerra i tuoi nemici non devono essere considerati uomini, e devi sopportare di vedere i tuoi amici soffrire senza perdere la certezza di avere ragione.
Quando scendi in guerra contro qualcuno devi esser pronto a sacrificare chiunque, pur di vincere, pur di avere ragione.
In una guerra con i fucili devi sopportare di vedere un bambino che piange, che è ferito, che muore.
In una guerra con le parole devi avere sufficiente poca coscienza per colpire il tuo avversario sotto la cintura, dritto nei punti deboli.
Senza esitare.
Nella guerra che tu, brutta donna, hai combattuto con me per il cuore del mio uomo hai vinto.
Perché tu puoi sopportare che lui soffra senza battere ciglio, anzi, cercando di farlo sentir e in colpa.
Io, invece, che lo amo, no.
Cose che vaffanculo
Ricevo questa mail entusiasta, a modo suo, in cui l’uomo a cui il Tumblr deve il titolo mi comunica l’uscita del suo libro.
E mi dice, in modo criptico, A te, irriconoscibile, è dedicata la copertina.
Resto un secondo basita, poi guardo l’allegato.
La foto di una donna, stesa sul nulla (era un letto, una volta) drappeggiata con un lenzuolo di seta rossa, i capelli neri e lunghi alle spalle.
Con una mano tiene il lenzuolo, i piedi nudi sporgono.
La schiena è inarcata, guarda verso l’alto.
Il naso non è il mio, non lo sono i miei lineamenti,
Ma di quella foto io ricordo il giorno, le ore di preparazione, che facemmo l’amore, prima e dopo, che quella posizione tenuta così a lungo mi fece venire male al collo e alle spalle.
E la fatica di non respirare, di non guardare, di non muovermi.
Sono io, e insieme non sono io.
Che è una forma di tradimento e mancanza di rispetto così profonda che a guardarla mi vengono le vertigini.
Lo odio, mi sa.
Le delusioni che
Le delusioni che ti prendono alla sprovvista.
Le delusioni che dimostrano che l’affetto, le attenzioni, l’amicizia profusa, l’ascolto, le risate, l’intimità raggiunta, la confidenza, il sostegno dato non servono a nulla.
Le delusioni perché c’è chi usa il tuo cuore e poi, via!, lo butta insieme all’umido.
Le delusioni perché c’è chi sfrutta la tua ingenuità e nel frattempo - probabilmente - ride di te e di quanto sei sciocca a credere nella sincerità di parole dette sempre sul filo dello scherzo.
Le delusioni di chi ci ha messo - sempre, ogni volta - sincerità di intenti, sentimenti a profusione, la gentilezza delle intenzioni.
Le delusioni che dimostrano che una persona che credevi buona è una merda fatta e calzata.
Io ti maledico, ex amico.
Chat che mi ispirano violenza
“Stai guardando Forum?”.
“Figurati, no”.
“C’è un ventenne innamorato della moglie del preside”.
“…”
“Veramente un coraggioso, un pazzo, un figo”.
“… [vaffanculo, va’]”
“Quanti ragazzi di quinta sono innamorati di te quest’anno?”.
“Nessuno, lo sai che sono troppo vecchia”.
“Ahahahaha”.
“Buona domenica, ci sentiamo”.
Le foto su FB…
… hanno l’unico scopo di farmi vedere, ogni giorno, quanto sei sempre più bello.
Hanno anche lo scopo di farmi vedere come sono tutte uguali le ragazze con cui scopi.
Hanno l’ultimo, definitivo scopo, di farmi capire che è arrivato il momento di usare il block.
Signore, dammi la forza.
Per dire
Tu che mentre sto facendo i cazzi miei mi scrivi in chat e mi aggiorni sulla tua vita, e che non appena mi chiedi come sto ti disconnetti.
Senza darmi il tempo di risponderti.
Tu, proprio tu, devi morire male.
Anzi.
Malissimo.
Sono una cretina (sottotitolo: a volte ritornano)
Le discussioni deliranti in chat, in cui fai finta di niente per non parlare dell’unica cosa di cui vorresti parlare, e l’altro fa di tutto per evitare argomenti scomodi.
E in mezzo, grande come un grattacielo, il Passato.
Insomma, una merda.
Il film e No surprises dei Radiohead, una cosa dopo l’altra.
La serata senza Rhum di Qualcuno, visto che non ce n’è traccia.
Fotografie che mi portano indietro e un messaggio - soprattutto - che mi porta indietro.
Uno di quei messaggi che vorresti fossero veri e dicessero più di quello che dicono, e soltanto perché hai letto tanto e ti sei sradicata un pezzo di cuore lo sai che non vogliono dire niente di quello che sembrano dire.
E che va bene così.
Ecco, tutto va bene così.
Anche se non è vero.
Avete presente?
Quelle persone che piuttosto di dire “no” stanno zitte, ma quel silenzio vuol dire “no” lo stesso.
Be’, queste io le eliminerei dalla faccia della Terra
E in modo che soffrano un po’.
Anzi: un bel po’.